“…non mi iscrivo ai social perché non mi interessano, ma soprattutto perché non mi va di essere ‘schedato’…”

Sì tratta di un’osservazione che, in diverse sfumature e formulazioni, spesso emerge negli incontri con i genitori quando parliamo di confronto con i figli sugli strumenti per la socialità digitale.

Ora, sul primo dei due elementi nulla da dire, anche se il nostro invito è sempre quello di “conoscere” gli strumenti più diffusi tra i ragazzi, il che non comporta necessariamente il loro utilizzo.

Sul secondo, invece, qualcosa da dire c’è, e questa notizia può aiutarci a chiarire lo scenario…

Qualche giorno fa, un hacker “buono” (o ethical hacker) di nome Chris Vicbery si è imbattuto in un enorme database contenente 48 milioni di dettagliatissimi profili di utilizzatori del web, lasciati accidentalmente pubblici e privi di protezione all’interno di un bucket di Amazon S3, una sorta di servizio cloud offerto da Amazon.

I profili sono stati generati da Localblox, una azienda di marketing che sin dal 2010, grazie all’ausilio di software creati a questo apposito scopo, ha scandagliato migliaia di siti web, servizi di social networking, forum di discussione, accorpando le informazioni che sembravano far riferimento al medesimo soggetto.

In questo modo Localblox ha generato profili dettagliatissimi con tanto di foto, indirizzi, preferenze e mappa dei comportamenti.

Ma non è tutto.

Localblox ha confermato di essere in possesso di oltre 650 milioni di profili di cui 180 milioni di profili “mobile” e di un elenco di circa 180 milioni di aventi diritto al voto.

Ben oltre mezzo miliardo di profili e quasi un decimo della popolazione mondiale…

Un paio di elementi su cui possiamo riflettere:

– Localblox è probabilmente solo una delle (più che) numerose realtà che utilizzano tecniche di scansione e accesso ai dati per profilare gli utenti della rete. Il loro lavoro sarebbe rimasto nascosto se, per un errore nella protezione dei dati, queste informazioni non fossero state esposte al pubblico.

– I profili generati da Localblox, a differenza di quanto accaduto con Facebook nel caso di Cambridge Analytica, sono stati costruiti senza l’autorizzazione da parte di nessuno, così come è concretamente ipotizzabile che la totalità o quasi dei soggetti analizzati ignorasse persino l’esistenza dell’azienda di marketing….

Davvero, quindi, basta non iscriversi “ai social” per evitare di essere schedati?

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